Che Capo Sei?

September 11, 2014

Qualche giorno fa mi è passata per le mani la locandina di una pellicola uscita nelle sale un paio di anni fa. “Come ammazzare il capo e vivere felici” è un film che racconta le vicende di tre impiegati impegnati con altrettanti, esasperanti, datori di lavoro.

Naturalmente mi è venuto da ripensare alla mia esperienza passata. Nella mia carriera sono stato piuttosto fortunato. Ho avuto alcuni grandi superiori, dei veri mentori che mi aiutano a crescere. Ma, come la maggior parte delle persone, ho anche avuto qualche capo dispotico.Fortunatamente, dopo queste esperienze, ho pensato bene di mettermi in proprio e scegliere di sedermi dalla parte giusta del tavolo ;)

Ma, quando mi guardo indietro e ripenso alle mie esperienze negative con queste persone, devo ammettere di aver imparato molto. Ad essere onesti, probabilmente, ho imparato più da queste persone che dalla altre. Perché sono stati loro ad insegnarmi cosa NON fare quando si tratta di gestire i propri collaboratori. A volte, sapere cosa non fare ha quasi lo stesso valore di sapere cosa fare.

Quindi, ecco la mia lista di errori comuni:

1) Sentirsi minacciati
E' bello avere persone di talento nella tua squadra. E’ la cosa migliore che ti potrebbe capitare. Ma può capitare a volte, quando si ha per le mani un gruppo di rockstar emergenti, di sentirsi un po’ insicuri, un po’ minacciati. Come se queste persone potessero oscurarti. Ma questo non deve spaventarti. Avere affianco persone veramente capaci è il segno che ti stai muovendo nella direzione giusta. Devi dare ai tuoi collaboratori di talento l'opportunità di brillare.

Agli inizi degli anni ’90, prima di diventare a mia volta un imprenditore, lavoravo per un’ azienda in rapida espansione in Italia. In particolare, grazie a me e ad altri due giovani venditori rampanti, l’azienda stava facendo dei numeri da paura. Ci facemmo avanti e chiedemmo che parte del nostro stipendio venisse pagato in quote della società, davvero una minima percentuale che sarebbe stata scalata dal nostro stipendio fisso. In fondo questo ci avrebbe ulteriormente motivato, avremmo sentito la società più NOSTRA e saremmo stati stimolati anche dai dividendi. Ma i nostri titolari erano troppo spaventati che potessimo prendere il sopravvento su di loro e si rifiutarono. Bene, io e quei due ragazzi abbiamo deciso che non avremmo più potuto lavorare per chi non credeva in noi. Abbiamo fondato la nostra azienda e…beh…nel giro di pochi anni il nostro fatturato era 10 volte superiore al loro.

2) Non “Dare a Cesare quel che è di Cesare”
Alle persone piace che sia riconosciuto il loro valore quando fanno un buon lavoro. Ogni volta che ne hai la possibilità fai sapere a tutti quanto sono bravi. Fallo sapere ai loro coetanei, fallo sapere ai loro colleghi, ai tuoi clienti. “Vantati” di loro. Metti loro sotto i riflettori e non te stesso. Tu non ne hai bisogno. Questo si chiama “Pieno apprezzamento per il lavoro svolto”ed è la cosa che motiva di più le persone, più del denaro. E’ questo il grande errore degli imprenditori. Pensare che il denaro compri i risultati. Questo non vuol dire che non devi pagare bene i tuoi uomini. Il tuo compito è dividere con loro la ricchezza che ti fanno guadagnare. Ma sappi che ci sono altri fattori molto più motivanti. Non lo dico io. Lo dicono gli studi. Vatti a documentare!

3) Lasciare che i problemi si accumulino
Ho avuto un capo che aveva dei problemi con me. Ma aveva deciso di non affrontarmi mai direttamente. Lasciava passare del tempo e poi scatenava tutto d’un tratto la frustrazione accumulata. E rivangava dei fatti avvenuti mesi prima. Fatti che magari non ricordavo nemmeno fossero successi. Questo mi ha insegnato che bisogna affrontare le questioni con i propri collaboratori nel momento esatto in cui accadono. Più si aspetta, più aumentano le frustrazioni. A volte (spesso)affrontare certe situazioni ci crea disagio…ma se non vuoi arrivare ad un punto di rottura è meglio farlo subito. Just do it!

4) Non lasciar crescere in azienda i propri manager
Verrà un momento in cui qualcuno che lavora per voi sarà pronto per una promozione. La gente, soprattutto i giovani, vogliono fare carriera e ambire a nuovi ruoli di maggiore responsabilità. Il mondo sta cambiando, i giovani sono più smart, più flessibili, si adattano rapidamente alle nuove tecnologie e ai nuovi ambienti di lavoro il che li rende inclini a cambiare lavoro spesso se non li aiuterai ad ottenere risultati e promozioni in azienda.

5) Trattare male i dipendenti che se ne vanno
Ho lavorato per una società per alcuni anni. Ero felice del mio lavoro, ma mi si è presentata una grande opportunità e a malincuore ho deciso di dimettermi per seguire il mio sogno. Il mio capo dell’epoca era furioso e non mi ha nemmeno riconosciuto le ultime settimane di lavoro. Mi ha davvero lasciato con una sensazione orribile su di lui e la sua società. Secondo voi, con la nuova azienda, ho continuato a fare affari con lui? Ovviamente no! E qui si parlava di centinaia di migliaia di euro (allora erano lire). Ora, quando un collaboratore lascia la mia squadra (che per fortuna non accade spesso), cerco davvero di trattarlo al meglio. Forse tornerà un giorno. O almeno, parlerà bene della sua esperienza in azienda. Questo potrebbe anche aiutare ad attirare qualche nuovo candidato in sostituzione. Non farti mai dei nemici.

Ma soprattutto...

Fare lo st****o
Penso di poter dire di aver mantenuto una buona reputazione tra coloro che hanno lavorato per me in passato. Forse non tutti, ma la maggior parte di loro, ha mantenuto un ricordo positivo. La gente passa un sacco di tempo al lavoro. E’ una parte enorme della propria vita. Ecco perché bisogna trattare i propri collaboratori con rispetto. Devi diventare quella persona per cui “voler lavorare” e non “dover lavorare”. Perché un leader è una persona che gli altri seguono con orgoglio. Non per i soldi. Non perché sono obbligati. Ma perché sono fieri e credono in lui.

I tuoi collaboratori sono fieri di te?

Paolo

 

 

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